Storia

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All'interno della comunità slovena in Italia iniziò, fin dalla prima metà degli anni sessanta, a prospettarsi la necessità di un'istituto che potesse offrire analisi e ricerche inerenti la situazione della comunità e la programmazione del suo sviluppo nel campo culturale, politico ed economico.

Tale necessità si fece impellente, poiché la comunità si era fortemente impegnata, fin dai primi anni del dopoguerra, per ottenere la definizione dei propri diritti nell'ambito della legislazione nazionale e regionale e si era esposta in tutti i campi che richiedevano una conoscenza più ponderata e approfondita delle proprie possibilità per la strutturazione, la conservazione e lo sviluppo del tessuto minoritario. Inoltre, il desiderio e la necessità di costituire un'istituto che studiasse le questioni minoritarie a livello professionale, nascevano dalla prospettiva che la comunità slovena in Italia divenisse in questo campo un soggetto attivo. Soltanto un'istituto di ricerca avrebbe potuto dedicarsi in misura soddisfacente alla complessità delle questioni con le quali doveva confrontarsi la comunità e nello stesso tempo tener conto dei fini della comunità stessa. Nelle strutture gestionali, infatti, si stava affermando il convincimento che la comunità minoritaria slovena dovesse disporre di un'istituto in grado di reagire prontamente al dinamico processo degli avvenimenti, di analizzarlo e quindi di rispondere alle sfide ed ai cambiamenti provenienti dall'esterno e dal suo stesso interno.

L’idea di un proprio centro di ricerca ha cominciato a realizzarsi negli anni 1972-73, quando il progetto è stato affidato al dott. Karel Šiškovič. Nel corso della IX Assemblea ordinaria della Unione culturale-economica slovena (SKGZ – 12 dicembre 1972) è stata istituita una sezione di ricerca che aveva il compito di realizzare quanto prima il progetto che prevedeva l’istituzione di un centro di ricerca. A tal fine sono state avviate alcune ricerche e, fatto più rilevante, si è proceduto all’individuazione dei collaboratori che avrebbero potuto costituire la base dell’Istituto di ricerca.

La Conferenza internazionale sulle minoranze svoltasi a Trieste nel 1974 richiese una presenza qualificata degli sloveni e quindi accelerò i preparativi per l'istituzione di un'unità di ricerca. Il 21 giugno 1974 l'ISTITUTO SLOVENO DI RICERCHE - SLORI fu costituito anche formalmente.

Sin dall’inizio l’Istituto si è valso della consulenza di due istituzioni scientifiche della Slovenia: l’Istituto per gli studi etnici e l’Istituto di geografia di Lubiana. Nello stesso periodo sono stati fondati anche due istituti di ricerca consimili, quello della comunità nazionale slovena in Austria e di quella italiana in Jugoslavia. Con ambedue lo SLORI ha sempre mantenuto ottimi contatti.

L’attività iniziata nell’ambito di una cerchia di collaboratori piuttosto modesta, come lo erano anche le infrastrutture a disposizione. L’Istituto aveva all’epoca soprattutto un ruolo di coordinamento. Era infatti necessario organizzare e coordinare l’attività dei membri attivi e di una cerchia più ampia di collaboratori esterni operanti nell’ambito dell’istruzione superiore ed universitaria. Sono state queste le forze con le quali lo SLORI si è presentato nel 1974 alla Conferenza internazionale per le minoranze di Trieste con 15 relazioni e tre consistenti pubblicazioni plurilingui.

Oltre alla sede centrale di Trieste iniziarono ad operare, tra gli anni 1976 e 1983, anche le sedi di Gorizia, di Cividale e della Val Canale. Con i propri associati ed attraverso gli argomenti trattati lo SLORI riuscì in tempi brevi a concepire in modo unitario l'intero territorio abitato dagli sloveni in Italia, da Tarvisio a Muggia. Dopo l'istituzione e lo sviluppo delle sedi provinciali e quindi con l'aumento del personale, in servizio a vario titolo, il baricentro del lavoro di ricerca si spostò dai soci ad un gruppo di ricercatori fissi.

Con la costituzione e lo sviluppo delle sedi provinciali l’attività di ricerca viene progressivamente assorbita dai ricercatori interni. I primi incontri di studio erano finalizzati soprattutto all’individuazione di alcune più impellenti problematiche della comunità nazionale. Gli incontri di studio hanno raggiunto questo scopo, ma hanno evidenziato che era necessario ancora molto lavoro per poter superare la fase della semplice individuazione dei singoli problemi ed arrivare al monitoraggio costante, sistematico, approfondito e completo dei principali aspetti riguardanti i processi sociali di fondo.

La fase successiva ha preso questa direzione: elaborazione del primo e poi del secondo piano a medio termine nel campo dell’attività di ricerca, completamento della documentazione e della biblioteca scientifica nonché “studio” sistematico dell’area a presenza slovena.

Risalgono a questo periodo anche le prime committenze di ricerca. Va sottolineato che provenivano sia da ambienti della CEE che da amministrazioni locali minori; la Regione, le province ed i comuni maggiori non erano ancora disposti a riconoscere la validità del lavoro svolto dall’Istituto negando quindi allo stesso qualsiasi appoggio legato alla sua funzione sociale ed alle prospettive di sviluppo.

Nel 1982 l’Istituto ha subito una grave perdita: la morte improvvisa del suo direttore Karel Šiškovič che è stato sin dall’inizio uno dei principali promotori di quest’istituzione. Il ruolo di direttore è stato assunto da Darko Bratina che ha avviato la riorganizzazione dell’Istituto in base ad una nuova “filosofia” dell’attività di ricerca. Questa nuova “filosofia” si basava essenzialmente sulla potenziale specializzazione di ogni ricercatore nell’ambito di un programma scientifico e di ricerca a tre livelli:

- ricerche di base e che privilegiavano gli approcci teorici;
- ricerche di carattere empirico e di utilità diretta per la comunità minoritaria;
- il cosiddetto "primo soccorso", ricerche veloci, pareri e informazioni per rispondere alle necessità di vari enti, organizzazioni ecc.

Con qualche saltuaria eccezione, dipesa per lo più da fattori esterni, tali livelli si sono negli anni funzionalmente integrati. La realizzazione di questi programmi ha comunque richiesto allo SLORI un progressivo rafforzamento dal punto di vista professionale ed organizzativo.

Alla metà degli anni Ottanta l’Istituto, nonostante le difficoltà finanziarie, si è concentrato sull’ammodernamento delle infrastrutture di ricerca: ha arricchito il proprio fondo di pubblicazioni e riviste, riorganizzato alcuni spazi, introdotto apparecchiature computerizzate e avviato una gestione più efficace a livello organizzativo ed amministrativo. Gli anni Novanta sono stati caratterizzati da tutta una serie di risultati importanti per lo SLORI, dato che lo stesso è riuscito ad affermarsi nello spazio culturale-scientifico, ma pure dall’aumento delle pressioni finanziarie e dalle insicurezze che hanno investito la maggior parte delle organizzazioni culturali della comunità nazionale slovena in Italia. Quest’ultimo fatto ha provocato tra gli anni Ottanta e Novanta l’abbandono dell’Istituto da parte di molti ricercatori e collaboratori esterni.

Il Consiglio d’Amministrazione ha elaborato con grande responsabilità un progetto di risanamento condizionato dalle disponibilità finanziarie. Il permanente controllo degli organi amministrativi, il licenziamento del personale,  compreso il decessi di due validi collaboratori, l’eliminazione di tutte le spese di gestione non strettamente necessarie insieme ad alcuni interventi straordinari da parte dell’Amministrazione regionale, delle massime istituzioni della comunità slovena e dell’ufficio per gli sloveni all’estero presso il Ministero degli esteri della Repubblica di Slovenia sono i fattori principali che hanno permesso di concludere con successo il riordino del bilancio.


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Negli anni Novanta l’Istituto è stato colpito anche da tre decessi prematuri. Nel 1994 morì Pavel Stranj, membro fondatore dello SLORI e valido collaboratore professionalmente qualificato soprattutto nel campo demografico e scolastico. Due anni dopo fu la volta di Salvatore Venosi, la grave perdita colpì l’intero Istituto, ma in modo particolare la sede nella Val Canale dove operava come ricercatore e operatore culturale di ampio respiro. Nel settembre del 1997 scomparve Darko Bratina che aveva dato sin dall’inizio il proprio prezioso apporto professionale e organizzativo. Dopo la morte di Karel Šiškovič aveva occupato il posto di direttore dell'Istituto proponendo una spinta rinnovatrice nel campo della ricerca. Anche dopo il suo passaggio alla politica nelle sue massime espressioni parlamentari seguì costantemente l'evoluzione dell'Istituto supportandolo in molte occasioni.

L'Istituto sloveno di ricerche in un certo momento raggiunse il punto in cui poteva rivolgersi all'opinione pubblica più vasta e presentarsi come un'istituzione bene affermata. E' stato quindi possibile instaurare contatti e varie forme di collaborazione con tutta una serie di organizzazioni scientifiche e di ricerca e con vari istituti universitari. Nel 1991 è stato firmato un accordo di collaborazione con l'Università di Trieste. Il riconoscimento da parte della Regione Friuli Venezia Giulia avvenne con l'inserimento dell'Istituto nell'elenco delle istituzioni di ricerca finanziate con i fondi previsti dagli Accordi di Osimo per la collaborazione scientifico-culturale nelle zone di confine.

Nel 1991 la Regione approvò la legge sulle zone di confine peri l triennio 1991/93 prevedendo un finanziamento dai fondi statali sia per l'Istituto che per altre istituzioni culturali slovene. Nel 1992 fu approvato dall'Assemblea straordinaria un nuovo Statuto che ha modificato in parte la struttura dell'Istituto.

Col verificarsi di alcuni processi a livello locale ed europeo - l'approvazione delle leggi di tutela per la minoranza slovena e per altre minoranze linguistiche in Italia, l'entrata della Slovenia nell'Unione europea, l'accelerazione dei processi di integrazione internazionale - l'Istituto ha rafforzato la propria filosofia di ricerca in un contesto concettuale sintetizzato dal binomio "riflettere globalmente, operare localmente"; nello specifico il globale riguarda la realtà europea vicina e lontana, il locale invece l'ambiente sociale della comunità di minoranza. In questi termini, l'Istituto si inserisce tanto nel primo quanto nel secondo contesto; infatti, non può rimanere neutrale ai processi che riguardano la struttura e lo sviluppo della società di minoranza, non solo per aver dedicato a questi aspetti la propria attenzione già in passato, ma soprattutto perché proprio dalla riorganizzazione dipenderà il ruolo futuro della comunità.

Durante l'Assemblea Generale 2006, lo Slori, considerando la propria autonomia, in seguito ad ampio dibattito, ha approvato una delibera secondo la quale, a partire dal 2007, rimarrà operativa una sola sede, a Trieste. Tale delibera si fondava su proiezioni finanziarie e sulla constatazione che, vista la mobilità contemporanea, non sono più necessarie sedi separate dotate di personale amministrativo; inoltre, i ricercatori possono svolgere buona parte del proprio lavoro da casa. Al contempo è però necessaria almeno una sede funzionale presso la quale sia disponibile la letteratura settoriale e dove siano disponibili spazi per i giovani ricercatori.

Nonostante le difficoltà, oggi lo Slori vanta un'equipe solida, relativamente giovane e molto capace, che negli ultimi anni ha dimostrato grande forza di volontà, vitalità e capacità tecniche. Le ricerche predisposte per la conferenza programmatica del 2002 hanno contribuito significativamente al successo della stessa, mentre con l'organizzazione della Conferenza internazionale sulle lingue minoritarie (ICML) nel 2005 a Trieste, lo Slori si è guadagnato anche grande prestigio negli ambienti scientifici internazionali per quanto riguarda l'ambito degli studi etnici.

Accanto ai progetti di ricerca base o teorica, correlati con il percorso di studi postuniversitario dei vari collaboratori dell’istituto, che in linea con la tradizione nel campo dell'”autoosservazione” scientifica offrono un apporto non trascurabile alle scienze sociali slovene e non solo, l'Istituto sviluppa anche progetti di carattere più applicato, che ambiscono a fornire delle risposte ai numerosi problemi concreti della comunità slovena. Dette ricerche si dimostrano utili ai fini dell'affermazione della comunità slovena nel contesto etnicamente misto del suo insediamento e dell'apertura di nuove prospettive di sviluppo nell’area di contatto italo-sloveno. Tutto ciò servirà inoltre all'elaborazione più incisiva dei modeli di integrazione transfrontaliera tenendo conto delle aree storicamente unitarie dal punto di vista culturale e sociale, nonché alla programmazione di scenari unitari di sviluppo sociale e spaziale e dell'utilizzo unitario e razionale dei servizi transfrontalieri.

Lo SLORI ha provveduto fin dal suo inizio alla formazione dei giovani nel campo della ricerca ed in altri settori mediante seminari e varie forme di sostegno. Negli ultimi anni ha provveduto in particolare ad allargare il cerchio dei giovani collaboratori, del tutto necessari a soddisfare le impellenti richieste che derivano dai veloci cambiamenti socio-culturali del contesto di riferimento. L'Istituto ha indirizzato e sostenuto gli studenti nel corso degli studi universitari e post- laurea attirando in tal modo un nucleo di giovani ricercatori verso una collaborazione concreta.

Tra gli obiettivi prioritari di ricerca dell'Istituto vanno annoverati fin dall'inizio le questioni fondamentali della scuola/formazione e della lingua. Sono due temi a cui l'Istituto dedica un’attenzione particolare. Lo SLORI da tempo svolge attività regolare di monitoraggio relativamente all’evoluzione strutturale della scuola slovena e al suo ambito sociale, alle motivazioni sottostanti le iscrizioni alle scuole con lingua d'insegnamento slovena ed alla scuola italiana. L'Istituto indaga inoltre i risvolti sociolinguistici a tutti i livelli, tanto all'interno della comunità ossia nella comunicazione tra i suoi stessi membri, quanto nei rapporti intergruppo ossia nella comunicazione tra gli appartenenti alle diverse lingue e comunità etniche.

Uno dei compiti istituzionali comprende l'aiuto nella scelta degli studi universitari e postlaurea tra i giovani mediante un opera di mediazione tra l’ambiente universitario sloveno ed italiano, preoccupandosi che il potenziale intelletuale della comunità minoritaria non si disperda, ma al contrario che si rafforzi. Un'attenzione particolare è dedicata all'impostazione di un'adeguata rete informativa - denominata "banca del sapere". In merito alla salvaguardia ed allo sviluppo del potenziale intelettuale sloveno in Italia sarà necessario analizzare anche la struttura, l'ampiezza e la dinamica della presenza intellettuale slovena al di fuori dall'ambiente autoctono minoritario, in particolare in quello italiano.

Per la promulgazione dei risultati di ricerca è indispensabile il ruolo dell'Istituto nell'organizzazione di convegni, seminari e tavole rotonde a livello locale, nazionale (sloveno ed italiano) ed internazionale sui differenti aspetti relativi alla situazione e allo sviluppo della comunità slovena in Italia. Dal momento della sua istitutzione ha pubblicato autonomamente e, in minor misura, in collaborazione con terzi circa 150 volumi scientifici. Vanno inoltre evidenziati tutti i contributi che i collaboratori dell'Istituto hanno pubblicato in riviste e altri volumi scientifici a livello locale ed internazionale.

Tenendo conto delle sfide attuali e di quelle future lo SLORI deve anche in avvenire partecipare attivamente al processo di adeguamento ai nuovi equilibri ed aiutare con la propria attività scientifica e di ricerca a capire meglio i nuovi problemi che si evidenziano nei vari campi della vita sociale e dei rapporti interetnici nel contesto più ristretto come pure in quello più ampio.
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Progetti
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